Esiste al di là della conoscenza della maggior parte di noi un crimine sconosciuto che ogni istante, da circa 30 anni, viene perpetrato ai danni di un intero popolo.
Nel 1975, anno del disimpegno dell'amministrazione spagnola dal Sahara Occidentale, il vento della guerra soffiò potente in quella regione tra i Sahrawi, popolo nomade che abitava da tempo quelle terre, e i vicini governi di Marocco e Mauritania che già sognavano l'espansione territoriale.
Alla guerra, alle sue conseguenze e alla tristezza che porta la vita lunga 30 anni in campi profughi è dedicata un'intera sezione di questo sito. Quello su cui voglio porre l'accento è un crimine contro l'umanità, un crimine impunito e di cui non si parla mai, il "Muro della vergogna"!
Durante la guerra, tra il 1980 ed il 1987, l'esercito marocchino, con un enorme dispendio economico e di manodopera, costruì sei successive muraglie, annettendo man mano un territorio sempre maggiore, ed allontanando sempre più il popolo sahrawi dalla sua terra. Alla firma del "cessate il fuoco", nel 1991, il Muro divideva interamente la porzione di Sahara Occidentale conquistata dal Marocco, la parte costiera ricca di fosfati, da quella più povera, desertica, lasciata ai Sahrawi e al loro bestiame. Da quel giorno il Muro e l'idea di segregazione che c'era dietro non è crollato di un centimetro.
Guardare questa opera di offesa contro l'umanità è senza dubbio scioccante. Ammirare dei militari fare la guardia su un striscia di sabbia alta tre metri e lunga 2.500 chilometri, e pensare che sono 15 anni che la guerra è finita, beh tutto questo sconvolge.
Oggi nel 2006 la regione sotto il controllo del governo Sahrawi (con truppe ONU a vegliare solo sul fatto che non cambi mai nulla), sterminata, bellissima, è divisa da milioni di mine antiuomo dal Sahara Occidentale marocchino. E allora cosa ha fatto la comunità internazionale fino ad oggi? L'ONU mise fine alla guerra con una risoluzione che poneva come obiettivo un referendum di autodeterminazione del popolo Sahrawi. Ma dopo 15 anni le domande sono tante. Questo benedetto referendum quando si farà? Ma soprattutto ci crede ancora qualcuno che si possa fare?
Nel frattempo le famiglie Sahrawi, da 30 anni, sono divise, prima dalla guerra, ora dal Muro. Tantissimi nuclei familiari si sono divisi tra chi ha scelto di lottare in patria e chi si è rifugiato nei campi profughi nelle vicinanze di Tindouf (Algeria), dove attualmente la popolazione arriva alle centinaia di migliaia di unità.
Spesso ci illudiamo, nel nostro aristocratico benessere, che le parole, affascinanti e vuote, possano metterci la coscienza a posto.
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, uno dei documenti più importanti nella storia dell'umanità, scritta e firmata in un momento in cui era necessario non dimenticare, capire che tutti dovevamo godere di determinati diritti in quanto esseri umani, recita:
Articolo 9 - "Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato."
Articolo 13 - 1. "Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato."
Articolo 15 - 1. "Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza."
Articolo 16 - 3. "La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato."
Di un'intensità assordante. Almeno quanto il grido di dolore in tanti angoli del mondo dove questi diritti, che devono essere garantiti agli uomini in quanto tali, vengono largamente sopraffatti e calpestati quotidianamente. Invece di abbattere le barriere che ci impediscono di avvicinarci noi ogni giorno ne costruiamo di nuove. In Europa alziamo le barricate contro gli immigrati. In Israele, avamposto occidentale del Medio Oriente, costruiscono un muro che li "difenda" (o li nasconda?) dal popolo palestinese. Negli Stati Uniti costruiranno presto un muro che impedisca ai messicani di attraversare la frontiera. L'isolamento. Siamo ormai a questo punto. Ai cittadini Sahrawi, esiliati in modo forzato dalla propria terra, dove non gli viene riconosciuto il diritto di decidere se vivere indipendenti oppure no, è impedito di vedere i propri familiari. C'è un muro ma soprattutto milioni di mine antiuomo che impediscono ad ogni essere umano di avvicinarsi al Sahara Occidentale via terra, se non dal Marocco stesso . E che umanità è questa? Che giustizia internazionale c'è se esistono su 2.500 km solo tre corridoi sminati dall'ONU a cui però non ci si può avvicinare se non con una autorizzazione? E con che coraggio parliamo di libertà e di sviluppo nel mondo se esistono situazioni come queste che non interessano a nessuno. Il Marocco nel frattempo sta stringendo sempre più il legame economico con i paesi del Mediterraneo, compresa l'Italia, che non tengono minimamente conto che è un Paese che, per questo ed altri motivi, non rispetta i diritti dell'uomo, come documentato anche da Amnesty International
. E allora perchè noi ci vantiamo di rispettare i diritti umani, se semplicemente ci giriamo dall'altra parte? Questo è essere onesti o furbi?
Tornando proprio in casa nostra tutti ricordiamo molto bene un dibattito molto più recente. >"No alla guerra", sempre e comunque abbiamo gridato in tanti nel 2003 . Due milioni di persone in piazza addirittura a Roma. Vedere situazioni come quelle al Muro fanno riflettere e aumentano la difficoltà a comprendere una giusta linea morale. Fanno capire che noi in Italia, specialmente chi non ha vissuto la Resistenza, possiamo solo idealizzare un concetto che in fondo contrasta il lato arrogante (e molto presente) della natura umana e che ti spinge solo ad allontanare il più possibile quell'istinto che ti porta a combattere per te stesso e per i tuoi diritti. Respirare l'aria del fronte, per quanto da 15 anni alimentato solo dalla costante tensione nell'area, parlare con chi la guerra lì l'ha combattuta, ha scelto di affidarsi alla diplomazia, ed ora deluso è pronto a riprendere il kalashnikov in braccio, questo fa pensare anche al nostro mondo e alla nostra giustizia sociale così spesso falsamente idealista ed ottusa.
Nel Sahara Occidentale presto potrebbe aprirsi una nuova guerra. Presto i giornali europei potrebbero tornare a parlare del popolo Sahrawi, dimenticato per 15 anni perchè pacificamente aveva aspettato la soluzione diplomatica decisa dall'ONU, domani alla ribalta perchè combatte contro il suo nemico di nuovo con le armi, producendo violenza, oggi l'unica fonte di notizia.
Una delle più grandi sconfitte della società civile internazionale è alle porte.
Cenni tecnici sul muro
Con una lunghezza di 2.720 chilometri e innalzato in sei diverse tappe, protetto da 160.000 soldati armati, 240 batterie di artiglieria pesante, più di 20.000 km di filo spinato, migliaia di veicoli blindati e milioni di mine antiuomo (proibite dalle convenzioni internazionali), il "muro di difesa" marocchino, attualmente conosciuto come “muro della vergogna” è una grande muraglia che divide tutto un popolo dal suo territorio da circa un quarto di secolo nell'indifferenza di tutta la comunità internazionale.
Una muraglia militare che ha causato centinaia di vittime dall'uno e dall'altro lato tra i civili sahrawi che hanno cercato di attraversarla, e che ha ucciso migliaia di animali sfuggiti ai pastori.
Vigilato da decine di radar a largo e medio raggio, sorvegliato da una delle aviazioni militari più potenti d'Africa, da migliaia di carri armati, missili, razzi, artiglieria pesante e bombe a grappolo, questo "crimine contro l'Umanità" prosegue sfidando il mondo con le sue mine, il filo spinato, trincee, armi, munizioni e soldati.
Eretto nel 1980 per dividere il Sahara Occidentale e separare le famiglie, queste sono le principali tappe della sua costruzione, che è costata milioni di dollari e il cui mantenimento ne costa altrettanti.
- 1° Muro: lungo 500 km, fu costruito tra l'agosto 1980 e il giugno 1982, per isolare quello che i Marocchini chiamarono in quell'epoca il "Triangolo utile"; si estende tra Ras El Janfra e Bojador passando per Jreibichat, Ras Lehmeira, Tuereght, Smara, Sekne y Bu Craa.
- 2º muro: su una distanza di 300 km, le opere di realizzazione di questo muro iniziarono nel dicembre del 1983 per terminare nel gennaio del 1984. Si estende dal sudest di Bu Craa fino a comprendere Amgala e Tuereght.
- 3º muro: con 320 chilometri, la sua costruzione iniziò nell'aprile del 1984 per concludersi nel maggio dello stesso anno. Parte da Zaak fino a Ratmia, lasciando al suo interno Udei Teichitt, Jdeiria e Hausa.
- 4º muro: con 380 km di lunghezza, questo muro va da Taref Buhenda fino a Lebreiga passando per Lebtana, Uarkziz, Mahbes, Farsia, Rus Ben Ameira, Graret El Kercha e Graret Lehdid. Fu costruito nel dicembre del 1984 e finito nel gennaio 1985.
- 5º muro: ha una lunghezza di 670 km, questo muro si estende dal sudest di Amgala fino a Labeirda passando per J’beilat El Bidh, Gur Lafkah, Taref Abda, Taref El Mejenza, Negjir, Oad El Hauli, Tayaret El Heimer e Imlili. Per la sua costruzione ci vollero 4 mesi, da maggio a settembre del 1985.
- 6º muro: su una lunghezza di 550 km, quest'ultimo muro fu costruito da febbraio ad aprile del 1987. Comprende Taref El Mejenza per terminare vicino a El Guarguerat sulla costa atlantica, attraversando Tenuakka, Tenyalig, Dumes, Tadheruret, Glaib Tair Allal, Guelb Edhlim, Aadham El Aaguer, Laguer Labiadh e Baruaga, circondando le città del sudest come Ausserd, Tichla e Bir Gandus.
Le mine presenti nel Sahara Occidentale sono per il 60-70% di fabbricazione italiana, per il resto provenienti da Portogallo, USA, Spagna, Inghilterra e Belgio.
Bombe a grappolo di origine nordamericana furono lanciate dagli aerei Mirage F1 durante le diverse incursioni delle Forze Armate Reali.
Tantissime bombe da 250 a 950 kg furono lanciate dagli aerei F5 con detonatori ritardati su gran parte del territorio per seminare la morte ed il terrore nella popolazione rurale, decimando il bestiame.
Fonte: http://www.spsrasd.info/sps-s270104murhonte.html
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