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[ E' il secondo mestiere più antico al mondo.... - 19 giugno 2006 alle ore 00:00  ] E' il secondo mestiere più antico al mondo.... - ( Sahara Occidentale )
A cura di Marco - 19 giugno 2006 alle ore 00:00
E' il secondo mestiere più antico al mondo....

Confutare la realtà, negare l'evidenza e addirittura creare una propria verità è una delle maggiori espressioni della paura e dell'arroganza umana...

Sulla questione del Sahara Occidentale si esprimono da decenni le parti interessate e soprattutto numerosi organismi internazionali.... Nonostante questo si continua a trovare, nelle conferenze e nei discorsi ufficiali, tali divergenze sulle "verità" del Sahara Occidentale da rimanere allibiti...

Una riflessione importante è che passare dall'ambito del dramma umanitario (i campi profughi) a quello geopolitico (l'autodeterminazione del Sahara Occidentale ), dibattere sul Muro e sui diritti umani calpestati nei Territori Occupati, coinvolge talmente tante conoscenze specialistiche da rendere praticamente impossibile asserire di avere per sè la Verità, e rende parziali i commenti di tanti operatori coinvolti a livello politico o umanitario...

E se quindi dal punto di vista storico e politico la radice delle popolazioni del Sahara Occidentale e quindi la "marocchinità" di quei territori possono essere stabiliti solo da studiosi del settore e solo a seguito di tali interventi la Corte Internazionale di Giustizia e il Consiglio di Sicurezza dell'ONU si sono espresse, indicando la via del referendum per l'autodeterminazione, diritto acquisito dal popolo sahrawi, come da tutti gli altri popoli colonizzati, allo stesso modo la realtà particolare dei campi profughi di Tindouf (Algeria) può essere analizzata solo dagli organismi internazionali (o per lo più spagnoli) che operano in loco e che possono ben descrivere dal punto di vista sociale e umanitario una situazione tanto particolare quale può essere quella di uno Stato in esilio che tenta di organizzarsi anche senza una propria terra. Chi vuole studiare questi due aspetti dell'argomento, e non è coinvolto emotivamente dall'una o dall'altra parte, non può che affidarsi a chi è realmente valido per esprimere dei commenti in tal senso.

Se però si ha possibilità di ascoltare le tesi di esponenti del mondo giornalistico o politico marocchino è evidente essere imbarazzati e a disagio se un minimo si conosce la realtà sahrawi: se all'interno di un discorso in cui si confuta il diritto al referendum (stabilito per altro dall'ONU) per la marocchinità del Sahara si nega l'esistenza del Muro (lungo 2700 km e difeso da milioni di mine anti uomo, divide il Sahara occupato dai Territori Liberati) e si rifiuta l'idea che nei Territori Occupati siano represse nel sangue e nella tortura le manifestazioni sahrawi in atto dal maggio 2005, probabilmente tutto quanto il pensiero perde di credibilità.

Ricordo che il Muro, una delle più grandi vergogne della civiltà contemporanea, è, oltre che visibile (e visitato spessissimo) da delegazioni in visita nei Territori Liberati (rimanendo ad una distanza di 400-500 metri per la presenza delle mine anti uomo), individuabile dal satellite, anche con programmi gratuiti quali Google Earth, da cui si può vedere la divisione dei due territori, che separa di netto famiglie intere e soprattutto una popolazione dalla sua terra.

Allo stesso modo negare che vengano attualmente calpestati i diritti umani nel Sahara Occidentale e nello specifico nelle carceri marocchine e durante le manifestazioni sahrawi, è semplicemente andare contro le relazioni di Amnesty International e del delegato del consiglio di sicurezza dell'ONU.

E' inspiegabile il fastidio nel sentir negare le torture documentate da fotografie e le violenze illustrate nelle relazioni degli osservatori internazionali. Il fastidio deriva oltretutto dal fatto che la voce marocchina spesso difende il proprio dolore di tante vessazioni subite sotto il regime di Hassan II (il re precedente), come se questo giustificasse le violenze subite dai Sahrawi.

La guerra è purtroppo uguale dappertutto, e la violenza documentata nel periodo 1975-1991 (sparizioni, omicidi, bombardamenti al napalm) fa parte di tutt'altro discorso, ma la violenza in periodo di pace, la repressioni di manifestazioni pacifiche, impedire l'assemblamento, incarcerare senza un processo i difensori dei diritti umani, è un qualcosa che va oltre le "giustificazioni" di un periodo delicato.

Il re (attuale) ha sempre ragione. Ma negare queste violenze va contro l'intelligenza umana. Negare l'esistenza del Muro è un oltraggio alla dignità umana. Giudicare la problematica del Sahara Occidentale come una semplice questione di autonomia politica è lavarsi le mani a spese di 200.000 persone in campi profughi da 30 anni.

Riversare la colpa del mancato referendum al Fronte Polisario ed ai suoi interessi è ingannare la propria gente.

E significa mentire a tutto il mondo, quel mondo che continua ad assistere in un colpevole e criminale silenzio.




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