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Il mito della Svizzera
La Svizzera a partire dall’Ottocento è stata mitizzata lanciando un’immagine di se improntata sui buoni servizi, sulla disponibilità d’asilo, sugli aiuti umanitari e su una economia capace di garantire sicurezza, favorevole agli scambi e molto vantaggiosa per gli investitori.
Ma mentre grandi capitali esteri, erano convogliati nel Paese, centinaia di ebrei sono stati respinti e non hanno avuto il permesso di entrare nel piccolo stato neutrale.
Sono gli anni del regime nazista e gli ebrei fuggono dalle deportazioni e dai campi di concentramento, lo stato svizzero invitò, allora, la Germania a marcare con una "J" il passaporto degli ebrei tedeschi, perché non erano ritenuti meritevoli d’asilo in quanto perseguitati dal regime tedesco.
Nel 1942 vennero chiuse le frontiere eppure la Svizzera era l’unico Stato, data la sua posizione geografica, che poteva salvare gli ebrei perseguitati ed il governo sapeva bene che fine era riservata ai fuggiaschi ricercati dai nazisti.
Il diffuso sentimento semita imperniato nella cultura svizzera ebbe il sopravvento.
Queste ed altre accuse sono state scritte nel Rapporto Finale, un documento di oltre 600 pagine presentato a Ginevra dalla Commissione di Bergier, un equipe di 11 persone coordinate dallo storico svizzero Jean-François Bergier.
Questa sorprendente autocritica nazionale è un esempio unico nel suo genere e mostra le evidenti relazioni che intercorrevano tra la Svizzera ed il regime nazista, probabilmente legate solo ad esigenze di sopravvivenza o di guadagno.
E’ certo che in Svizzera l’antisemitismo latente è molto diffuso.
Nel 1933 vennero introdotte delle leggi che non accettavano i profughi nel Paese, se erano perseguitati per ragioni razziali.
Ma è anche vero che la maggior parte delle cittadini svizzeri, nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, odiava sia Mussolini che Hitler.
La collaborazione con il terzo Reich fu avviata dalla Banca nazionale e dalle banche private per i grandi benefici che potevano essere raggiunti.
Nel rapporto è anche evidenziata la negligenza con la quale, nel dopoguerra, è stata affrontata la restituzione degli averi ebraici.
La Banca centrale è stata accusata di aver comprato oro dalla Reichsbank ben sapendo che si trattava di "oro rubato".
Inoltre viene trattata la questione riguardante "l’oro dei morti", 120 chili di materiale prezioso proveniente dai campi di sterminio e depositati nella Banca svizzera.
Con questo documento la Svizzera è stata accusata di aver palesato idee razziste e pregiudizi antiebraici.
Un altro mito è caduto.

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