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[ Il castello errante di Howl - 13 ottobre 2005 alle ore 00:51  ] Il castello errante di Howl - ( Recensioni Film )
A cura di Chiara F - 13 ottobre 2005 alle ore 00:51
IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL

Locandina


Titolo originale: Hauru no ugoku shiro
Nazione: Giappone
Anno: 2004
Genere: Animazione, Fantasia
Durata: 119'
Regia: Hayao Miyazaki
Sito ufficiale: www.howl-movie.com
Voci: Chieko Baisho, Takuya Kimura, Akihiko Miwa, Christian Bale
Produzione: Rick Dempsey, Ned Lott, Toshio Suzuki
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: Venezia 2004
09 Settembre 2005

Miyazaki riceve il premio alla sua maturitą. Alla sagezza conquistata sulla pelle immaginaria di figure reali, che rappresentano altro dall'umano., emanazioni di sentimenti ed evanescenze, ricordi ed appigli storici. Attraverso un peculiare gusto ricostruttivo ed una perizia insolita nel disegno, tipicamente nipponico, con i suoi spigoli, le sue ampollositą luminose, il regista ci immette in paesaggi Europei di fine Ottocento, di fiere, vivaci ridondanze, fondali quasi fiamminghi.

Una ragazza affronta con leggerezza e tenacia la sua vecchiaia, colpo di vento, frutto di una maledizione che nella sua perentorietą si rivelerą estremamente cangiante, a seconda delle inclinazioni del viso e del corpo del personaggio colpito. La sua maledizione č legata ad un'altra, quella di una figura grottesca tipicamente Myiazakiana, ovvero la strega delle Lande dal collo fagocitante e obbrobrioso. Nel gią invischiato frangente la piccola sarta Sophie si imbatte nel gią incontrato mago di Howl, che di quel maleficio č custode e che ne č carnefice e vittima. I due comunicheranno attraverso la consueta galleria di personaggi intermedi e non minori, il fuoco che muove il castello voltafaccia, Cypher, il bambino barbuto all'occorrenza, senza toccarsi davvero per parte integrante del film.

Al di lą della trama intricata dal film si astrae il corpo perverso e splendido del mago, l'unicitą dei legami, e una costante presa di coscienza di travestimenti e cristallizazioni che colpiscono ogni singolo essere, e che attraverso il fittizio lo svelano copiosamente, lasciandolo debordare da sč. La storia ha meno umori ancestrali, meno sangue e ferite rispetto al suo predecessore La cittą incantata, ma offre una galleria umana e postumana lontana comunque da ogni tentazione manichea, e un'interpretazione speciale della vecchiaia come evoluzione, remissione, chiusura nel proprio sč apparentemente remissiva e sapientemente ascetica.Non c'č vera vecchiaia ma solo segni, rughe preziose che si acquattano su personaggi sempiterni. La comprensione desiderata, e l'interesse per l'altrui segreto allontanano dal baratro. Nell'epilogo, definito "infantile", melenso, in realtą nulla č riconciliato. La vanitą di Howl č scomparsa cosģ come il ciarpame del castello, e i capelli di Sophie recano l'impronta del viaggio con il loro colore argento. Nella bellezza dei suoi caleidoscopi, Hayao Miyazaki insegue l'essenza.




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