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L'INTIFADA SAHRAWI, VERA RESISTENZA CIVILE NON VIOLENTA

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Il rapporto di Human Rights Watch
Human Rights Watch accusa, nel suo rapporto 2007, il Marocco per le violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale

"Le autorità hanno fermato oltre cento persone; ventuno sono state condannate fino a sei anni di prigione, durante le manifestazioni per l'indipendenza che sono esplose in maggio ad El Aaiun ed in altre città saharawi, le forze di sicurezza marocchine hanno utilizzato una forza eccessiva disperdendo i manifestanti e procedendo agli arresti." Il rapporto sottolinea che i manifestanti sono stati repressi per le loro convinzioni politiche, almeno dieci giornalisti che tentavano di coprire le manifestazioni nel Sahara Occidentale tra aprile e giugno 2006, sono stati assaliti, detenuti, o espulsi".

"In giugno e luglio, la polizia ha fermato sei difensori saharawi dei diritti umani, accusandoli di avere incitato agitazioni violente ad El Aaiun, il rapporto cita "Hussein Lidri e Brahim Noumria che sono stati torturati durante l'interrogatorio. " HRW deplora infine che "le posizioni ufficiali della UE sulla situazione dei diritti umani in Marocco siano rare", considerando che Rabat è "il principale beneficiario dei fondi dell'UE." In particolare, HRW rimprovera alla Francia "il principale socio commerciale del Marocco ed il principale fornitore degli investimenti ed aiuti allo sviluppo pubblico" di non avere fatto nessun commento pubblico sui diritti umani in Marocco durante 2006."

Nel 2006 sono state innumerevoli violazioni dei diritti umani delle libertà, che diffuse tramite i mass media o non.
Il processo di liberalizzazione dei media è definito da una legge che prevede la prigione per ogni critica “all'islam, all'istituzione della monarchia o all'integrità territoriale”. Sul Sahara Occidentale sono severissime le condanne di HRW: “le autorità, aiutate da tribunali compiacenti, continuano ad utilizzare una legislazione repressiva per punire degli oppositori pacifici". La legge sulla tortura, entrata in vigore nel febbraio 2006 prevede condanne severe per gli agenti di sicurezza colpevole di maltrattamenti sui detenuti, ma, come sottolinea il rapporto, i poliziotti non sono quasi mai chiamati a rispondere dei loro atti ddi violenza.

HWR accusa apertamente di imparzialità il sistema giudiziario marocchino quando si tratta di temi politici: “ I tribunali rifiutano regolarmente agli imputati un processo equo, non tenendo conto delle richieste di esami medici depositati dagli imputati che affermano di essere stati torturati, negando di citare a comparire i testimoni a discarica, e condannando unicamente gli imputati sulla base di confessioni apparentemente estorte."

Nel quadro delle libertà collettive, HRW sottolinea lo sforzo di tolleranza delle autorità che non hanno, generalmente impedito il lavoro delle organizzazioni dei diritti umani attive a Rabat e Casablanca.
Tuttavia, il ministero dell'interno conserva il potere sulle autorizzazioni per le riunioni pubbliche. Un potere discrezionale che gli permette tra l’altro di censurare le opposizioni e le le critiche rivolte ai politici governativi.

Lo “IER ha dato la parola a vittime che l'aspettavano da molto" ed ha permesso "di chiarire numerosi casi individuali", il suo lavoro resta fortemente ridotto "dalla non cooperazione di funzionari" ed il fatto che "le autorità non abbiano preso nessuna misura per giudicare gli individui implicati nei fatti del passato, alcuni dei quali occupano ancora posizioni di responsabilità nel governo attuale."

Il rapporto di HWR affronta nei dettagli la supposta collaborazione del Marocco nel trasferimento e nella tortura di detenuti per conto degli Stati Uniti e di paesi europei. Benché le autorità marocchine neghino tutte le accuse, molte testimonianze raccolte dal Parlamento europeo dimostrano parecchi casi tra cui quello di Abou el Kassim Britel.
Quest’ultimo ha affermato tramite il suo avvocato che gli agenti americani l'avevano trasferito in Marocco nel 2002 dal Pakistan, dove era stato torturato, prima di essere trasportato in Afghanistan sotto sorveglianza americana, poi a Guantanamo".
Definito dagli Stati Uniti come "un alleato privilegiato non membro dell'Otan (Organisation du Traité de l’Atlantique Nord) ", il rapporto deplora l'impunità di cui gode il Marocco di fronte al suo partner economico americano, che garantisce per il suo silenzio queste violazioni delle libertà.


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