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IL RAPPORTO DI HUMAN RIGHTS WATCH

L'INTIFADA SAHRAWI, VERA RESISTENZA CIVILE NON VIOLENTA

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LE FOTO DELLA REPRESSIONE NEI TERRITORI OCCUPATI

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I campi profughi: uno Stato in esilio!
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i Sahrawi, in viaggio da 30 anni.. (Marco)

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La sensibilizzazione
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  Viaggio nella realtà sahrawi (gennaio 2006)
 
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El Ayoun (le foto)

..emozioni dal deserto..(Marco)
...ma che cosa ci torno a fare?.. (Gè)
...ecco cosa ci torno a fare (Gè)
 

 
  Marzo 2005: El-Ayoun
 
Il viaggio nei campi
Le foto

...Alba
...Germana...
 

 
  Scatti dai campi profughi
 
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La distribuzione degli alimenti
 

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...emozioni del deserto...
La prima volta che ti inserisci nella realtà di uno dei campi profughi Sahrawi in Algeria l’impatto è devastante… per me a marzo è stato così….un approccio così inesperto eppure così ben riuscito che la realtà, la mia realtà quotidiana si è colorata di nuove tinte… vivere qualche giorno in quel contesto inevitabilmente ti insegna tanto…

Con questa premessa sono partito di nuovo per un capodanno diverso, lontano dalle feste e dai “botti”, lontano dagli amici vecchi e nuovi, diretto in un posto dove l’anno nuovo era già iniziato e dove non si fanno problemi sul decidere dove passare la notte più lunga… la prospettiva era spettacolare… tornare nel campo di El Ayoun, dove sapevo di poter rivedere i bimbi che avevano colorato la mia estate 2005… visitare i Territori Liberati, un angolo di terra che i Sahrawi hanno conquistato con il sangue durante la guerra iniziata nel 1975 per la difesa del sahara Occidentale, un viaggio speciale, con compagni sconosciuti per la maggior parte…

Niente di tutto questo poteva però lasciarmi immaginare la bellezza di ciò che i miei occhi hanno visto e il mio cuore ha avvertito….

…Territori Liberati…

Un viaggio di 7-8 ore in jeep ti permette di sognare e riflettere molto…per raggiungere Tifariti, uno dei villaggi più importanti di questa landa disabitata, lo spazio da percorrere è tantissimo…deserto…deserto…deserto…e le nostre jeep a correre su quei sentieri appena tracciati, alcuni resi difficili dalla pioggia dei giorni precedenti… una frontiera, quella con l’Algeria, che è un puntino in un mare di sabbia… cinque militari ed un edificio in mezzo all’oceano sconfinato chiamato Sahara…quell’immagine lasciava immaginare ciò che avremmo potuto vivere in quei giorni… è impossibile spiegare a chi non si è mai mosso dalla città cosa vuol dire correre nel deserto…cosa vuol dire mangiare spiedini di cammello su una brace improvvisata… oppure prendersi il leggendario “the nel deserto”… ovviamente the sahrawi…da cui ormai sento quasi dipendenza…immaginate la sorpresa nel vedere che tutta questa strada era per arrivare in un villaggio, Tiffariti appunto, che sommando tutti gli edifici nel raggio di un chilometro, non raggiunge il mio condominio… il primo impatto, abituato ad un viaggio pieno di “cose” da vedere, è stato incerto… possibile fare tutta questa strada per vedere solo questo?... eppure qualcosa non tornava… la sera la risposta è venuta da sé… la Via Lattea… uno straordinario cielo, il più bello che abbia mai visto, era colorato di stelle di tutte le dimensioni… indicava la via che tuttora i pastori di notte utilizzano in quelle zone per spostarsi… indicava la via che avremmo percorso in quei giorni, un percorso fatto di sensazioni, di emozioni, di vento, di spazio…

E così visitare le pitture rupestri, segno tangibile di un passato diverso e ricco di vita per quei luoghi…camminare su quella magnifica formazione rocciosa che li accoglie…correre su e giù per i sentieri intorno a Tiffariti…individuare e studiare incuriositi i resti della guerra contro l’esercito marocchino, guardare da profani (per fortuna!!) cartucce, trincee, missili, carri armati…guardare il tramonto colorato di tinte nuove e bellissime…entrare nei mezzi militari che sorvegliano il Muro…parlare con coloro che provengono dall’altra parte del Muro, che siano Sahrawi fuggiti o clandestini rispediti indietro…tutto questo assume un unico significato, piccole parti di un mosaico di emozioni, di sensazioni di libertà che solo una terra così sconfinata può dare, una terra conquistata e difesa…l’orizzonte quasi ti assale per la sua magnificenza…la semplicità dei nomadi che incontri sul cammino stupisce e rassicura…è la terra dei Sahrawi, parte della loro nazione, quella che cercano da 30 anni e che reclamano con una dignità fuori dalla normalità umana…abbiamo visto uno spicchio d’Africa…siamo stati ospitati in un posto che profuma di libertà…quella libertà che i Sahrawi vivono quotidianamente nel loro stile di vita…

…Il Muro…

Fermarsi davanti al Muro invece è stata un’esperienza molto più dura…sicuramente l’intensità che regala arrivare a 500-600 metri dal quel confine invalicabile creato tanti anni fa e che impedisce al popolo che ci ha ospitato di tornare a casa è forte…pensare che nel 2006 esista un Muro lungo circa 2.500 km, visibile addirittura dal satellite, che divida in due parti una nazione, e soprattutto che coloro che si indignano di questo siano veramente pochi, beh tutto ciò è veramente offensivo…questo popolo ha scelto, rispettando il “cessate il fuoco” del 1991, di non cadere in facili atti di violenza contro l’occupante esercito marocchino, e questo Muro, sorvegliato giorno e notte, rimane lì come se fosse un atto giusto e dovuto…la pace non fa più notizia…la via diplomatica continua ad essere sconfitta…in parte sono ancora lì davanti, a manifestare il mio dissenso verso gli esseri umani che non si indignano di una vergogna del genere…

…El Ayoun…

Ciò che mi ero portato indietro a marzo dai campi era un’incredibile sensazione di trovarmi a casa…quell’odore che ogni tanto avvertivo nello zainetto, o la sabbia che continuava ad uscire da ogni cosa, erano frammenti di quei giorni…e con quei ricordi così vivi sono arrivato ad El Ayoun…l’impatto è stato come sempre fantastico…la serenità che si respira lì è sconvolgente…la povertà ha un’anima degna in quel luogo…lo stile di vita è ovviamente influenzato dalla mancanza di lavoro ma permette di coltivare i rapporti umani…tante cose sono cambiate da marzo…vedi nuove costruzioni, moschee, attività culturali, ristoranti addirittura…il tutto, come ci ha detto anche il Governatore Omar Mansour, nell’ottica di introdurre una principio di economia di mercato, in vista del ritorno nel Sahara Occidentale e della necessità di creare un’economia vera e competitiva…certamente questo è l’aspetto che salta di più agli occhi nel confronto tra i miei due viaggi…vedere come un campo profughi stia diventando una vera e propria città, con 43.000 persone che ormai dopo così tanti anni cercano di crearsi una vita non solo sociale ma anche lavorativa…queste considerazioni probabilmente non possono essere fatte in modo semplicistico in così pochi giorni…e del resto quello che veramente incanta e occupa il cuore ad El ayoun sono i bambini…migliaia di piccoli che si aggirano per le “strade”…corrono…saltano…giocano…quando ti avvicini ti chiedono le caramelle, non per fare l’elemosina, solo per il gusto bellissimo di mangiare una cosa buona… se tiri fuori la macchina fotografica si mettono in posa…chiunque sia stato ad El Ayoun non può che ricordarsi dei piccoli Sahrawi che occupano le passeggiate e i momenti passati in compagnia, perché in ogni famiglia ci sono almeno 2-3 bimbi…e poi l’accoglienza…considerando le visite alle famiglie dei nostri bambini accolti in estate a Roma siamo entrati in numerose case…ed è impossibile raccontare le attenzioni e la premura con cui si viene accolti, non solo per riconoscenza, ma proprio per modo di fare… il the, i biscotti, coca cola e acqua pronti in ogni momento della giornata, sempre in attesa del prossimo ospite…siamo stati ospiti per mangiare e dormire di una famiglia stupenda…stupenda nella semplicità e nella normalità…speciale nel regalarti ricchezza con un pranzo ben fatto e tanti sorrisi…siamo arrivati in punta di piedi (anche a causa dell’esperienza negativa di marzo) e ce ne siamo andati come persone di famiglia…dopo queste considerazioni parlare di ciò che i miei occhi hanno visto mi sembra riduttivo…certamente visitare il luogo dove sorgerà il parco giochi per bambini che stiamo finanziando, così come guardare un film in un arena all’aperto in pieno deserto, oppure guardare le stelle sulle dune fuori città, tutto questo è speciale, fa parte di un viaggio emozionante…incontrare di nuovo Mohamed, Aliyen, Braika, Sidi, Lessen, Alì, Mahmoudina, Mahmoudona, Leziza, Neya, Mahjouba, Mallah, Ouara, Ajueila…tutte piccole stelle in questo sogno che ho cullato nel mio cuore...

Non è stato un viaggio semplice…le difficoltà sono ben stampate nella mente e negli occhi…non è stato un viaggio perfetto…non avrei immaginato che sarebbe stato così…ma è stato speciale…un passo avanti in un cammino lungo una vita…

Non so se tornerò ancora nei campi…sarebbe troppo semplice dire “sì” ora…di certo so che i Sahrawi in questi giorni mi hanno regalato tanto…andare a vivere quei luoghi ti insegna una cultura diversa e ti fa affezionare alla causa di questo popolo che vive esiliato dalla propria terra…certamente se la diplomazia dovesse fallire definitivamente sarebbe una sconfitta per tutti…i Sahrawi meritano per la loro organizzazione sociale, per la loro cultura, per la loro istruzione, per le loro tradizioni uno Stato che non sia in esilio come lo è ora… meritano un alternativa alla vita in un campo profughi… meritano di poter scegliere il loro destino…e purtroppo la sensazione che mi porto indietro da questo viaggio è che se vorranno cambiare la loro situazione politica l’unica strada sarà quella di tornare alle armi…una delle più grandi sconfitte per l’umanità… che continua a premiare i più aggressivi …


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