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New York, 09/03/2007
Il Presidente della Repubblica, Mohamed Abdelaziz, ha ribadito al Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, durante il loro colloquio giovedì nella sede delle Nazioni Unite a New York, che il diritto del popolo saharawi “all’autodeterminazione e all’indipendenza è l’unica soluzione riconosciuta dall’ONU per la regolamentazione del conflitto del Sahara Occidentale”

Testo integrale del comunicato stampa:

Incontro del Presidente saharawi, Segretario generale del Fronte POLISARIO con il Segretario generale delle Nazioni Unite

New York, 8 marzo 2007,

“Il Presidente Mohamed Abdelaziz, Segretario generale del Fronte POLISARIO, è stato ricevuto giovedì 8 marzo 2007, dal Segretario generale delle Nazioni Unite M. Ban Ki-moon nella sede dell’ONU. Nel colloquio, svoltosi in presenza di alti responsabili saharawi e dell’Onu, sì è parlato del processo di pace, della situazione attuale e delle prospettive alla vigilia delle discussione sul tema, previsto nel Consiglio di sicurezza per la fine di aprile. A questo riguardo, il Presidente Mohamed Abdelaziz ha riaffermato l’attaccamento irremovibile del Fronte Polisario e del popolo saharawi al diritto all’autodeterminazione ed all’indipendenza, in quanto unica soluzione riconosciuta dall’ONU per la regolamentazione del conflitto del Sahara Occidentale, che è dagli anni sessanta sull’agenda delle Nazioni Unite come un problema di decolonizzazione. Il Presidente Mohamed Abdelaziz ha chiesto, al Segretario generale delle Nazioni Unite, che l’ONU assuma una responsabilità particolare nella decolonizzazione completa e finale dell’ultima colonia in Africa. Ha ricordato, inoltre, che l’ONU ha realizzato, nel processo di decolonizzazione del Sahara Occidentale, risultati considerevoli come il Piano di Regolamentazione, gli Accordi di Houston firmati dalle due parti ed approvati dal Consiglio di sicurezza oltre al Piano Baker. Questi risultati devono essere preservati da ogni tentativo di sostituzione con proposte o intenzioni che mirano a coinvolgere le Nazioni Unite nella legittimazione di un “fatto coloniale marocchino” nel Sahara Occidentale. A questo proposito, il Presidente Mohamed Abdelaziz ha sottolineato, al Segretario generale dell’ONU che la sedicente proposta di autonomia, che il Marocco pretende di elaborare, non è niente di più di un manovra indecente che mira a coinvolgere le Nazioni Unite nella legittimazione della sua occupazione militare del nostro paese. Tale proposta è rigettata in modo categorico dal Fronte Polisario e non può né deve essere presa in considerazione dalle Nazioni Unite, considerato che è una proposta unilaterale, che non ha il sostegno della parte saharawi e viola il diritto del popolo saharawi a scegliere liberamente il suo futuro. Durante la riunione, il Presidente Mohamed Abdelaziz ha affrontato anche la situazione attuale nelle zone occupate dal Marocco, in modo particolare le continue violazioni dei diritti umani e lo sfruttamento illegale delle ricchezze naturali del Sahara Occidentale da parte della forza occupante. Il Presidente della Repubblica ha richiamato l’attenzione del Segretario generale sui rischi e pericoli che possono conseguire sul Sahara Occidentale e su tutta la regione, a causa del rifiuto costante da parte del Marocco delle risoluzioni e dei piani di pace dell’Onu, e la continua violazioni dei diritti umani della forza occupante il territorio. Il Segretario generale ha preso nota della posizione espressa dal Presidente Mohamed Abdelaziz, affermando un interesse nella ricerca di una soluzione reciprocamente accettabile, che assicuri l’autodeterminazione, che rispetti i parametri che guidano la visione del Consiglio di sicurezza sul problema del Sahara Occidentale. Il Segretario generale presenterà il suo primo rapporto metà aprile”.

(Traduzione non ufficiale)

Rapporto del dipartimento degli affari esteri degli Stati Uniti d'America denunciano le violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale

Il dipartimento degli affari esteri degli Stati Uniti d'America ha denunciato le violazioni marocchine dei diritti umani nel Sahara Occidentale durante il 2006, in un rapporto dettagliato sulle situazioni dei diritti umani nel Sahara occidentale reso pubblico martedì. Il rapporto di 9 pagine pubblicate sul sito ufficiale del dipartimento, riferisce di parecchi casi di detenzione, torture, imprigionamenti e menziona alcuni nomi di prigionieri politici e di attivisti dei diritti umani tra cui: Hammoud IGUILID, Presidente della ramo dell'associazione marocchina dei diritti umani, Brahim DAHANE, presidente di un'associazione saharawi dei diritti umani quali vittime di violazioni e di intimidazioni esercitate contro di loro dalle autorità marocchine.

Il giudice Garzon indagherà sui "crimini" commessi dal Marocco nel Sahara Occidentale dal 1975.

Madrid, 07/03/2007

Il ministero pubblico dell’Audience nazionale, la più alta istanza penale in Spagna, ha chiesto al giudice Baltasar Garzon di indagare sulle accuse di "crimini internazionali" commessi da 32 dirigenti e militari marocchini nel Sahara Occidental dal 1975, data dell'occupazione di questo territorio da parte del Marocco, ha riportato martedì il quotidiano spagnolo El Mundo. Queste accuse sono contenute in un esposto presentato il 14 settembre 2006 da un collettivo di associazioni spagnole di difesa dei diritti umani. Questa domanda di inchiesta segue il parere favorevole all'ammissione della richiesta emesso dal pubblico ministero, ha precisato il giornale. In seguito a questo parere, il giudice Garzon ha chiesto alla parte denunciante di identificare i crimini commessi da ogni dirigente e militare marocchino oggetto dell'azione in giustizia. Al momento della presentazione della denuncia, Manuuel Ollé Sesé, avvocato del foro di Madrid, presidente dell'associazione di difesa dei diritti dell'uomo di Spagna (APDHE), aveva dichiarato che i crimini internazionali menzionati nella denuncia si basano su atti di "genocidio, tortura, scomparse forzate di persone, sequestri, assassini e ferite." Nella denuncia è riferito in dettaglio, come 40.000 saharawi avevano dovuto fuggire dal loro paese, le circostanze in cui erano stati commessi i crimini, come erano stati sequestrati, torturati, gettati talvolta dagli elicotteri nel vuoto, come innumerevoli crimini commessi contro di loro e tutti gli atti relativi al genocidio", aveva precisato.

05 Febbraio 2007

Dichiarazione del Portavoce del Governo della RASD.

Secondo un dispaccio dell'agenzia France Presse del 05 febbraio 2007, il Presidente Chirac, che riceveva a Parigi una delegazione marocchina, avrebbe "qualificato di costruttivo il piano marocchino sul Sahara occidentale ". Che un Chirac che si considera "membro della famiglia reale marocchina" faccia la promozione di un progetto, di cui è del resto l’artefice principale, non ha niente di stupefacente. Ma che il Presidente della Francia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, giri pubblicamente la schiena alla legalità internazionale ed incoraggi la ribellione e l'insubordinazione alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e dell'Assemblea Generale, che riconoscono al popolo saharawi il diritto all'autodeterminazione, è un atteggiamento grave ed irresponsabile. Chirac non può ignorare che la questione del Sahara occidentale è un problema di decolonizzazione e che lo statuto definitivo del territorio saharawi è prerogativa solo del suo popolo e non c'è alternativa al referendum. Il progetto unilaterale marocchino "di autonomia" è illegale ed improponibile perché giudica a priori la volontà del popolo saharawi limitando, fin dalla partenza, la sua scelta ad una sola opzione. È nato morto dunque. È nullo e non nato.

23 gennaio 2007 –

Il capo dello stato algerino fa un confronto con Timor Est. Durante la colazione offerta in onore del suo ospite portoghese, il capo dello stato ha ribadito che la costruzione dell'unità magrebina non è legata al problema del Sahara occidentale. Non è solamente una questione di principio, ma di buonsenso. Niente impedisce ai cinque paesi del Magreb di costruire una unità economica lasciando all’ONU il compito di risolvere un problema di decolonizzazione, in base al principio del diritto dei popoli a disporre di loro stessi, come è stabilito nella Carta dell'ONU. Sia nel 1988, a Zéralda che nel febbraio 1989, a Marrakech (che ha visto la nascita dell'unione del Magreb arabo) dopo l'adozione dello statuto da parte dei cinque capi di stato magrebini, il problema del Sahara occidentale non era stato un impedimento alla costruzione magrebina. Le istituzioni comunitarie hanno cominciato progressivamente ad essere messe in piedi: un Parlamento consultivo, una presidenza a rotazione, una segreteria permanente, e gli strumenti economici dovevano seguire: una banca magrebina, una moneta comune, forse anche una carta d‘identità comune, fino al giorno che tutto questo è crollato, dopo gli attentati di Marrakech nel 1994. Il Regno del Marocco,frettolosamente, ha accusato l’Algeria ancora prima di iniziare le indagini. I danni collaterali di questa conclusione frettolosa sono conosciuti: migliaia di cittadini algerini residenti all'estero furono cacciate manu militari dal Marocco, fu istituito il visto, provocando di conseguenza la chiusura delle frontiere da parte algerina. Nel frattempo il problema del Sahara occidentale è stato eretto come una barriera invalicabile nella costruzione dell'unione magrebina.. Durante la colazione in onore di M.José Socrate, il presidente algerino ha fatto il parallelo con Timor Est, ricordando che il Portogallo si era distinto per una "grande mobilitazione" in favore del diritto all'autodeterminazione ed all'indipendenza del popolo di Timor Est ed è ora pronto recepire l'importanza di un regolamentazione giusta e definitiva del tema simile del Sahara occidentale. La posizione dell'Algeria è conforme al diritto internazionale e l’Algeria può con diritto riportare il dibattito sul tema saharawi ricordando che è una problema di decolonizzazione da completare con il libero esercizio da parte dei saharawi del loro diritto all'autodeterminazione, conformemente al piano Baker e alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza e dell'assemblea generale delle Nazioni unite. Da parte sua e da molti anni, il Regno marocchino prova a silurare il piano Baker, proponendo un piano di regolamentazione basato su una pretesa autonomia accordata al popolo saharawi sotto sovranità marocchina. Questo rimette in causa il referendum di autodeterminazione e tutti gli sforzi fatti dalle istanze internazionali dal 1975, dopo il ritiro della vecchia potenza occupante, la Spagna di Franco. In quanto alle relazioni intermaghrebine, l’Algeria ha sempre rifiutato ogni mediazione straniera tra il nostro paese ed il Regno chérifien, considerando che non sono necessari intermediari per dialogare tra paesi fratelli. È la ragione per la quale M.Bouteflika ha ricordato "il forte attaccamento dell'Algeria all'ideale magrebino in quanto scelta strategica irrinunciabile."

Il Nicaragua ed la RASD stabiliscono delle relazioni diplomatiche.

Managua, 13/01/2007

Comunicato Congiunto

I Governi della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) e la Repubblica del Nicaragua, ispirati dai principi della Carta dell'organizzazione delle Nazioni Unite e conformemente alla Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche, decidono, in data odierna, il ristabilimento di relazioni diplomatiche, per favorire i legami di amicizia e di cooperazione tra i due popoli ed i due Governi. Da parte sua il Governo della Repubblica del Nicaragua, sottoscrivendo il presente Comunicato, rende conto del carattere universale della sua politica estera, e il rispetto per la libera determinazione dei popoli e l'uguaglianza giuridica degli stati, come basi della pace, della sicurezza e della cooperazione nelle relazioni internazionali. Il presente Comunicato Congiunto è firmato nella città di Managua, il giorno dodici del mese di gennaio dell'anno duemila sette.

Per Araba Saharawi Democratica
Mohamed Salem Ould Salek

Per la Repubblica Democratica del Nicaragua
Samuel Santos

Firenze per le culture di pace

La premiazione della prima edizione di “Firenze per le culture di pace” si è tenuta nel Salone dei Duecento di Palazzo Vecchio

Si è tenuta nel Salone dei Duecento la prima edizione del premio "Firenze per le culture di pace". L'iniziativa è stata promossa dall'associazione Un tempio per la pace con il patrocinio del Comune di Firenze, Regione e Provincia. «Continua il percorso che l'amministrazione comunale fiorentina ha intrapreso nel segno della pace e della solidarietà - ha sottolineato il presidente del consiglio comunale Eros Cruccolini-, dopo gli incontri interreligiosi, il giglio d'oro a due personaggi che hanno fatto della cooperazione la loro ragione di vita adesso siamo a presentare un premio che valorizza ancora di più questa filosofia. La presenza di Angela Terzani - ha aggiunto il presidente Cruccolini -presidente della giuria ci onora a testimonianza del lavoro di Terzani per far conoscere popoli lontani da noi».
«Il premio è alla sua prima edizione ma ci auguriamo che diventi un 'istituzione stabile in città - ha spiegato Marco Romoli, presidente di Un tempio per la pace-. Abbiamo l'intenzione di far conoscere anche il materiale non pubblicato (i lavori pervenuti erano 100), magari anche attraverso dei progetti teatrali nelle scuole». «Le storie che abbiamo letto e analizzato ci sono servite ad avere ancor più consapevolezza di che cosa significa essere in guerra - ha proseguito Angela Terzani, presidente della giuria - e sopratutto delle conseguenza dei conflitti raccontate attraverso voci individuali, sia nazionali che internazionali».
All'organizzazione della cerimonia di premiazione, ha contribuito anche la commissione cultura di Palazzo Vecchio mentre nella giuria oltre a Angela Terzani era presente il professore Marco Marchi, dell'Università di Firenze. In particolare sono stati insigniti del premio per la sezione inediti Maria Pagnini con il testo "Storia di un popolo anzi due. Lettera aperta ad un ragazzo saharawi", per la sezione editi sono invece risultati vincitori Sauro Bartolozzi di Bagno a Ripoli, Enrico Elvis Crotti di Subiate (Milano), Paola Deplano di Siena, Beatrice di Castri a Arcangela Tosto di Firenze. Il presidente Cruccolini ha proposto di intitolare i premio, a partire dal prossimo anno, a Tiziano Terzani. «Esiste già un premio letterario a Udine, dedicato alla memoria di mio marito - ha concluso Angela Strade Terzani -, ma credo che Tiziano apprezzerebbe molto di più essere ricordato attraverso un riconoscimento come questo dove sono celebrati personaggi non noti al grande pubblico ma che hanno fatto della scrittura un mezzo di espressione del loro pensiero di pace».

RISOLUZIONE PER RISPETTO DIRITTI POPOLO SAHARAWI

23/11/2006
L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato all’unanimità una risoluzione (presentata da Gianluca Borghi, verdi, e Ugo Mazza, ds) che invita il Governo italiano ad operare, in sede europea ed internazionale, per il sostegno al diritto all’autodeterminazione del popolo Saharawi e per far cessino le intimidazioni perpetrate dal Marocco contro i difensori dei diritti umani nei territori del Sahara occidentale contesi. Il testo, inoltre, invita il Governo italiano a riconoscere il Fronte del Polisario come fase di un processo a sostegno e per l’attuazione delle Risoluzioni ONU.
Nella risoluzione l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ribadisce il proprio impegno a partecipare attivamente allo svolgimento della prossima conferenza dell’EUCOCO, che nel 2007 si svolgerà in Italia, allo svolgimento della conferenza delle Regioni europee per il rispetto delle Risoluzioni ONU, alla solidarietà ai profughi Saharawi e per la pace nel Sahara occidentale.

Con un messaggio inviato a Omar Mansur, governatore della Provincia Saharawi di El Ayoun, da dieci anni legata da un patto di amicizia con la Provincia di Modena, l’assessore provinciale Stefano Vaccari ha espresso il cordoglio per la morte di almeno una decina di profughi avvenuta nei giorni scorsi in seguito a un naufragio al largo delle Canarie. I giovani saharawi si trovavano su di un’imbarcazione di fortuna e cercano di raggiungere le isole spagnole per poi chiedere asilo politico. Oltre ai morti accertati, sono ancora numerosi i dispersi. Tra le vittime anche l’attivista per i diritti umani Naji Dohatem. "La situazione nell’area è sempre più difficile e si stanno moltiplicando i casi di repressione ai danni della popolazione saharawi" ricorda l’assessore Vaccari che a fine febbraio ha guidato una delegazione di amministratori modenesi nel territorio del Tindouf, nel deserto sahariano, per partecipare alle celebrazioni del 30° anniversario della proclamazione della Repubblica araba Saharawi democratica (Rasd). "Queste difficoltà, insieme alla crisi economica, stanno spingendo molti giovani – spiega Vaccari – a scegliere la strada dell’emigrazione illegale. Serve un rinnovato impegno da parte della comunità internazionale, e in particolare dell’Onu, per garantire che la situazione non diventi ancora più difficile e per mantenere viva la speranza di un popolo".

IL MAROCCO LASCIA PRODI NEL DESERTO
Incognita Sahara sulla missione in Marocco di Romano Prodi, prevista per il 22 e 23 novembre d’intesa con la Confindustria e quarta tappa (dopo Tunisia, Algeria ed Egitto) del suo tour in Africa del Nord per incentivare i rapporti bilaterali con l’Italia. Sulla visita del premier a Rabat, infatti, penderebbe l’irritazione del re, Mohammed VI, a causa del voto espresso da un rappresentante del governo italiano all’Onu lo scorso 13 ottobre a favore di un documento inviso al Marocco. Il documento raccomandava il rispetto della risoluzione 1495 del 2003, mirante a risolvere l’annosa questione del Sahara Occidentale (occupato di fatto dal Marocco nel 1975) attraverso l’autodeterminazione del popolo saharawi. Il voto nel quarto comitato delle Nazioni Unite per la decolonizzazione ha visto 76 voti favorevoli (tra cui l’Italia), 72 astenuti (tra cui Stati Uniti, Francia e Spagna) e nessun voto contrario. La posizione dell’Italia non sarebbe stata gradita dal sovrano, disposto a incontrare il leader degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, ma non il presidente del Consiglio. Lo staff di Palazzo Chigi sta cercando di ricucire i rapporti, ma in caso di insuccesso si preferirebbe rimandare la missione, motivando la decisione con la necessità di preparare meglio l’incontro bilaterale Italia-Francia, in programma a Lucca il 24 novembre. •

Di: Samar Smati

Mentre il sovrano marocchino inasprisce le tensioni, affermando che un Sahara occidentale indipendente favorirebbe il terrorismo nel Magreb e nel Sahel, il presidente della Repubblica Bouteflika ha riaffermato la posizione dell'Algeria sul Sahara occidentale, in un discorso all'università di Pechino, “l'organizzazione di un referendum per l'autodeterminazione del popolo saharawi, conformemente al Piano Baker ed alla legalità internazionale, è inevitabile". Per l'Algeria, il conflitto nel Sahara occidentale è "un problema di decolonizzazione" la cui soluzione "spetta alla comunità internazionale nel quadro della Carta delle Nazioni unite e delle decisioni del Consiglio di sicurezza". Bouteflika ha ribadito il sostegno e l'appoggio dell'Algeria al segretario generale dell'ONU ed al suo inviato speciale, negli sforzi per trovare una soluzione "giusta, equa e definitiva" a questo conflitto. Il "nostro impegno, sul tema saharawi, non è un impedimento all'edificazione del Magreb arabo che risponde alle inspirazioni dei popoli della regione", ha precisato Bouteflika. Contrariamente a Rabat, Algeri non considera il dossier saharawi un freno alla costruzione magrebina o alla normalizzazione delle relazioni bilaterali. La conferma presidenziale, a migliaia di chilometri da Algeri, della posizione di principio dell'Algeria sul tema del Sahara occidentale, avviene all'indomani del discorso del re marocchino Mohammed VI ,fatto lunedì, in occasione del 31 anniversario della "Marcia verde" del 6 novembre 1975. Il re ha detto che l'indipendenza del Sahara occidentale potrebbe destabilizzare la regione, favorendo il terrorismo nel Magreb ed al Sahel. "Riaffermiamo il nostro attaccamento all'unità del Magreb arabo e la nostra volontà di risparmiare a questa zona, alla regione del Sahel, alle rive meridionali e settentrionali del Mediterraneo, i rischi di "balcanizzazione" e di instabilità in seguito all'insediamento di un'entità finta", ha dichiarato Mohammed VI. Peril re, la "temibile ipotesi", rappresentata dall'indipendenza del Sahara occidentale, "trasformerebbe la regione in una palude, rifugio per le bande di terroristi e malviventi che fanno commercio di esseri umani e traffico di armi". Ha inoltre affermato che il "piano di larga autonomia", proposto dal Marocco per il Sahara occidentale, sarà presentato tra alcune settimane. L’intervento del sovrano marocchino è stato fatto solo alcuni giorni dopo che il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha riaffermato, in una risoluzione adottata all'unanimità, l’auspicio per una soluzione politica al problema del Sahara occidentale che permetta l'autodeterminazione del suo popolo. In questa risoluzione, patrocinata da Spagna, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Russia, il Consiglio di sicurezza riafferma la sua volontà di aiutare il Marocco ed i Saharawi a "pervenire ad una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile." Questa soluzione deve "permettere l'autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale nel quadro di disposizioni conformi agli scopi e principi enunciati nella Carta delle Nazioni unite". Raramente un sovrano marocchino aveva usato argomenti simili per giustificare la sua sovranità sul Sahara occidentale. Sovranità contestata da trent’anni dal Fronte Polisario e dalla Repubblica Araba Saharawi Democratica . Bisogna interrogarsi sul legame fatto da Mohammed VI tra i desideri di indipendenza dei saharawi, il loro diritto all'autodeterminazione e la "balcanizzazione" della regione. Questa uscita di Mohammed VI solleva anche un'altra domanda, perchè un'eventuale sovranità del Marocco sul Sahara occidentale, darebbe stabilità alla regione o la garanzia che il Magreb ed il Sahel non cadrebbero nel terrorismo? Riaffermando la posizione dell'Algeria sul Sahara occidentale, il presidente della Repubblica ha rimesso le cose nel loro contesto iniziale. Cioè un problema di decolonizzazione e non di terrorismo.

Riassunto di liberte-algerie.com (9-11-05)

La 32^ edizione di EUCOCO a Vitoria nei PAesi Baschi

Italia nel Consiglio di sicurezza e la questione sahrawi

Parlamento europeo denuncia il rifiuto del Marocco alla visita nel Sahara Occidentale

Bruxelles, 05/10/2006

Il Parlamento europeo ha denunciato, in un comunicato, il rifiuto del Marocco alla visita di una sua delegazione nel Sahara Occidentale, "dopo un anno intero di trattative" e malgrado un "accordo di principio ribadito più volte."
"I membri della delegazione (ad hoc per il Sahara Occidentale), di ogni tendenza politica ( sette eurodeputati di vari gruppi parlamentari) condannano profondamente questo atteggiamento da parte di un paese partner privilegiato dell'unione europea", ha deplorato il comunicato stampa pubblicato mercoledì a Bruxelles.
Il Governo marocchino tramite il Presidente della Camera dei Rappresentanti del Marocco, Abdelwahed Radi, ha chiesto per l'ennesima volta "il rinvio" di questa visita "a meno di 48 ore dalla partenza della delegazione per Rabat ed El Aaiun" (...) "affermando che ogni rapporto della delegazione non sarebbe che un'arringa a favore delle tesi dell'Intergruppo [Sahara] e del Fronte Polisario", ha precisato il comunicato. A questo riguardo, la delegazione ad hoc, presieduta da M., Ioannis Kasoulides, ha ricordato che la sua composizione "è stata fissata irrevocabilmente dai gruppi politici del Parlamento europeo" ed è stato rifiutato di conseguenza il diktat marocchino che pretende "il diritto di controllo sulla designazione di ciascuno dei membri" della delegazione e "rivendicano esplicitamente, un accordo sulla sua composizione."
Indignato, M. Kasoulides membro del Gruppo popolare europeo ed ex ministro degli affari esteri di Cipro, ha detto che "si è abusato della sua buona fede ", e ha ricordato che la delegazione affronta il problema del Sahara "in un'ottica umanitaria e regionale con spirito di imparzialità", e che se è andata ad Algeri e nei campi di Tindouf a metà settembre," era con la convinzione che il Marocco avrebbe rispettato, a sua volta, la parola". Diretta da M. Joanis Kasoulides, la delegazione alla quale il Marocco si oppone da nove mesi, è composta da sette eurodeputati di differenti gruppi parlamentari del Parlamento Europeo che aveva adottato, nell'ottobre 2005, una risoluzione di condanna delle violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale e chiedeva di organizzare un referendum di autodeterminazione del popolo saharawi. La risoluzione del 2005, chiedeva "la protezione del popolo saharawi, il rispetto dei loro diritti fondamentali, particolarmente la libera espressione e la libertà di movimento, conformemente alle disposizioni della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ai trattati ed alle convenzioni internazionali in materia di diritti umani", chiedeva al "Marocco di facilitare l'accesso al territorio del Sahara occidentale agli osservatori indipendenti, ai rappresentanti delle organizzazioni di difesa dei diritti umani e alla stampa internazionale".

Lettera alla Segretaria di Stato USA Condoleezza Rice

Congresso degli Stati Uniti dell'America - Washington DC - 29 settembre 2006

Sua Eccellenza Condoleezza Rice - Segretaria di Stato - Dipartimento di Stato

Gentile Signora Segretaria,

Recentemente la nota attivista dei diritti umani Aminetu Haidar, è venuta a Washington per esporre ai membri del Congresso, ai rappresentanti di organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani ed ai funzionari dell'Ufficio per la Democrazia, I Diritti dell’uomo e il Lavoro, le violazioni dei diritti umani che ella ed altri attivisti hanno subito in risposta alla loro lotta non violenta per ottenere la celebrazione di un referendum di autodeterminazione. Tutti gli sforzi fatti per estendere il mandato dell’ONU al Sahara Occidentale e per il rispetto dei diritti umani sono stati contrastatidal governo francese. Crediamo che l'estensione del mandato sia necessaria e chiediamo rispettosamente al Dipartimento ditrattare questo aspetto con le autorità francesi. Chiediamo anche di sollecitare il Marocco a rispettare il diritto alla libera espressione e alla libera associazione del popolo del Sahara Occidentale e a porre fine all' uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza marocchine come le detenzioni ingiuste di cittadini come la Sig.ra Haidar. La situazione nel Sahara Occidentale sarà irrisolta fino a quando il suo poplo non avrà potuto pronunciarsi liberamente, democraticamente e pacificamente sul suo futuro con un referendum. Allo stesso tempo è essenziale che gli Stati Uniti non cessino gli sforzi per assicurarsi che il Marocco, che gode di un'importante assistenza statunitense economica e militare, rispetti i diritti umani.

Distinti saluti

I firmatari:
Sen. Edwrad Kennedy, Sen. Patrick Leahy, Sen. James Inhofe, Sen. RussFeingold, Sen. JimDeMint, Congressman Chris Smith (Chairman of the House Sub. on Africa an Human Rights), Congressman Donald Payne (Ranking Member Sub. Africa and Human Rights), Congressman Zach Wamp, Congressman Chaka Fattahi, Congresswoman Diane Watson, Congresswoman Barbara Lee, Congresswoman Sheila Jackson-Lee, Congressman Bobby Rush, Congressman John Boozman, Congressman Dana Rohrabacher, Congressman Joe Pitts, Congressman Wayne Gilchrest, Congressman Ed Royce (Chairman of House Subc. on Terrorisme), Congresswoman Julia Carson, Congresswoman Betty McCollumr, Congressman Robin Hayes, Congressman Bennie Thompson, Congressman Robert Aderholt

Appello urgente - 30 settembre 2006

Le scorte di sicurezza degli alimenti base forniti dal Programma Alimentazione Mondiale (PAM) e che finanza la Direzione Generale delgli aiuti Umanitari Europei (Echo), per assicurare il minimo dei bisogni alimentari ai profughi saharawi, finiranno nel mese di ottobre 2006.

Poichè questi profughi dipendono esclusivamente dall'aiuto umanitario internazionale, questa situazione pericolosa, può condurre ad una vera carestia se la comunità internazionale non interviene. La Croce Rossa Saharawi lancia un’appello urgente ai paesi donatori, alle organizzazioni internazionali, alle organizzazioni governative e non governative, per fornire aiuti urgenti ed immediati ai profughi sahrawi prima che sia tardi.

Per coprire i bisogni alimentari per il resto del 2006, bisogna fornire 7.700 tonnellate di alimenti di base, 6.000 tonnellate di farina, 700 tonnellate di lenticchie, 500 tonnellate di zucchero e 500 tonnellate di olio.

La Croce Rossa Saharawi ritiene che la causa principale di questa difficile situazione sia il mancato rispetto degli impegni presi dalle agenzie dell'ONU, in modo particolare l'Alto Commissariato della Nazione Unita per i Profughi, UNHCR, ed il PAM che si sono piegati alle pressioni del Governo marocchino e dei suoi alleati per affamare i profughi saharawi.

La Croce Rossa Saharawi ritiene che queste agenzie siano responsabili di questa situazione, conoscono bene la situazione, ma sono insensibili, potevano evitare una tragedia imminente, potevano aiutare questi profughi che aspettano dall'ONU, da più di 15 anni, l’organizzazione di un referendum di autodeterminazione, con il quale potranno partecipare alla decisione dell'avvenire del loro paese e riacquistare la libertà e dignità, sfruttare le sue risorse e non dipendere più dagli aiuti umanitari internazionali.

PREMIO "PROVINCIA CAPITALE" PER IL POPOLO SAHRAWI

Il giorno 10 Ottobre, alle ore 17.00, presso Palazzo Valentini in Via IV Novembre.119/a, alla presenza del Prefetto, dei Consiglieri Provinciali, degli Assessori, dei Sindaci del Territorio provinciale e delle autorità civili e militari, sarà consegnato il Premio Provincia Capitale al Popolo Sahrawi per avere scelto la via pacifica nell'affermare la volontà all'autodeterminazione e alla libertà. Il prestigioso Premio che verrà conferito al Sig. Omar Mansur, Governatore della Wilaya di Aaiun, contribuirà a rafforzare e consolidare ancor più il rapporto di amicizia e sostegno, fra le due Province legati con un patto di gemellaggio sin dal 1989, e a rendere nota l'assurda sofferenza del popolo sahrawi che, comunque, dimostra atteggiamenti solidali e pacifici e mantiene una pratica religiosa libera da qualsiasi fanatismo.

El Mundo - Guerra civile del Majzén (Ali Lmrabet)

Un ufficiale denuncia la corruzione nell'Esercito marocchino.In un libro di memorie, l'ex comandante Tobji parla di contrabbando di benzina, viveri, droga ed alcool

Al LMRABET. RABAT – Mahmud Tobji, un ex comandante dell'Esercito marocchino, rompe il silenzio che pesa sull'istituzione militare. Questo militare che si è ritirato nel 2002, osa tirare fuori i panni sporchi delle Forze Armate alauite, che ha servito per quasi tutta vita. Lo fa con un libro di memorie intitolato “Gli ufficiali di sua maestà” edito dalla casa editrice francese Fayard. Mahmud Tobji, che vive nascosto in Francia, ha accettato di parlare con El Mundo. La prima cosa che ricorda Tobji è una frase pronunciata da Hasan II davanti a centinaia di giovani ufficiali nel 1971: "Ho un buon consiglio per voi, arricchitevi ed allontanavi dalla politica". Come si può immaginare molti dei presenti non se lo fecero dire due volte. Gli alti comandi cominciarono ad appropriarsi dei beni degli antichi coloni, proprietà agricole, grandi o piccole, fabbriche di ogni tipo, cave, eccetera, e gli altri si consolarono con il resto. Un paio di anni dopo l’inizio della guerra del Sahara, una provvidenziale causa sacra, che permise al regime marocchino di zittire politici e militari, fu un autentico affarone per molti in uniforme che fecero grandi fortune "in nome della difesa della patria", ironizza Tobji. Traffico di benzina destinata ai veicoli militari, sottrazione e rivendita dei viveri dei soldati e, per cosa più grave per un paese musulmano, l’introduzione nelle caserme di alcool e di prostitute portate dalla retroguardia. Non mancò l’hascisc che alcuni ufficiali rivendevano ai loro uomini. Il militare, oggi esiliato, afferma che tutto quel commercio illecito era controllato da una cupola militare. Tobji la nomina. “Sono stato testimone di tutti quegli stratagemmi e non intendo tacere", ripete la sua potente voce al telefono. Per esempio, uno dei beneficiari del contrabbando di cammelli era nient'altro e niente meno che il generale Abdelaziz Benani, allora colonnello ed attualmente capo di tutte le forze militari marocchine nel Sahara Occidentale. Un generale considerato da molti osservatori come uno dei nuovi miliardari marocchini, grazie alle licenze di pesca che gli furono concesse dal Ministero della Pesca. Alla fine, Tobji, stufo di constatare che la rapina non aveva limiti e che i suoi uomini “affrontavano due nemici: il Polisario e suoi comandanti", giunge alla conclusione, con la lucidità del guerriero, che la guerra del Sahara non ha "molto senso." Una mattina, si alza e viaggia senza permesso verso Rabat dove risiede la sua famiglia. Pensava di essere arrestato e condotto di fronte ad un consiglio di guerra, ma non è così. Al contrario, i suoi comandanti gli offrono un altro posto di comando che Tobji accetta, pensando che la retroguardia sia differente dal fronte. Ma a poco a poco si accorge, un'altra volta, che gli abusi che commettono i militari nel Sahara sono gli stessi che in Marocco. Gli ufficiali comprano le cose più interessanti: un esempio è il capo delle Forze Ausiliarie per la zona meridionale, il generale Kurima che per decorare la sua "splendida fattoria" ha chiamato un famoso arredatore giapponese, venuto espressamente da quel lontano paese per "personalizzare" la residenza del militare. Un altro caso di pirateria economica è quello del generale Abdelhak Kadiri, fino a pochi anni fa responsabile della Direzione Generale di Documentazione e Studi (DGED), servizio segreto esterno, che possedeva in associazione col suo amico, il generale Husni Bensliman, maggiore della Gendarmeria Reale, un'impresa di barche da pesca chiamato Kaben Pêche , (Kappa per Kadiri e Ben per Bensliman), una prospera società, registrata a nome dei due militari, in flagrante contraddizione con la legge che non permette ai funzionari dello Stato di possedere o fare commercio. La responsabile della pesca dell'ambasciata della Spagnola a Rabat ha sempre sospettato che gli interessi di questi due militari furono decisivi affinché il Marocco decidesse di non rinnovare l'accordo sulla pesca con l'Unione Europea nel 1999. Naturalmente, non tutto è marcio nell'Esercito marocchino, ma tutti i militari che hanno denunciato la corruzione sono stati minacciati, arrestati ed alcuni messi in prigione. Il caso più significativo è quello del capitano Mustafa Adib, un giovane ufficiale della Forza Aerea che osò denunciare nelle colonne del Giornale francese Le Monde la corruzione dei suoi capi. Adib fu giudicato, condannato a due anni di prigione e cacciato dall'Esercito. Con la benedizione di Mohamed VI, a cui si era rivolto, e gli applausi del quotidiano Libération, organo ufficiale dei socialisti marocchini.

Brutta sorpresa per il primo gruppo di bambini sahrawi di ritorno dall'Italia nei campi profughi. L'Air Algerie ha difatti cancellato il volo previsto e l'attesa prolungata, circa 24 ore, ha creato polemiche sull'organizzazione aeroportuale di Fiumicino e della compagnia stessa. I bambini sono stati assistiti in queste ore dai responsabili dell'Associazione Nazionale per il popolo Sahrawi e dai volontari dell'accoglienza a Roma.

Rassegna stampa del 30 agosto

Visita dei bambini sahrawi al presidente Napolitano

L’HCR diminuisce del 43% l'aiuto umanitario ai profughi saharawi.

Chahid El Hafed, 06/08/2006

Il presidente della Croce Rossa Saharawi (CRS), Yahia Bouhoubeini, ha lanciato l’allarme contro la "drastica riduzione" del 43% degli aiuti umanitari destinati ai saharawi dopo le pressioni esercitate dal Marocco ed i suoi alleati sui paesi donatori, per bloccare il principale contributo in aiuto ai profughi saharawi. Durante un'intervista rilasciata sabato al settimanale "Essahraelhora" Bouhoubeini ha indicato che gli aiuti umanitari ai profughi saharawi attraversano un momento molto preoccupante, e ha lanciato un’appello urgente alla comunità internazionale ed alle organizzazioni mondiali, per evitare una tragedia umanitaria nei campi di Tindouf.
Bouhoubeini ha aggiunto di non essere sorpreso poiché il Marocco ed i suoi alleati utilizzano tutti i metodi contro il popolo saharawi, e questo è un modo attraverso il quale cercano di affamare i bambini, le donne e i vecchi che vivono nei campi profughi saharawi e dipendono totalmente dall'aiuto umanitario. In quanto alla posizione presa dall’HCR e dal PAM il presidente del CRS ha affermato che questo atto gli toglie ogni credibilità riguardo agli aiuti umanitari destinati ai profughi saharawi, a meno che non esista un motivo che giustifichi la riduzione di questo aiuto che riguarda il 66% di bambini ed il 68% delle donne che soffrono di anemia e di sotto alimentazione, secondo uno studio dell'UNICEF.
Bouhoubeini ha detto che la sua organizzazione sta sensibilizzando sulla situazione varie organizzazioni nel mondo e malgrado le pressioni marocchine vuole sperare che gli aiuti umanitari non siano utilizzati come pretesto per fini politici. Il presidente del CRS ha valuta positivamente la decisione di alcuni paesi donatori come l'Italia, la Svezia e la Svizzera che continuano ad offrire i loro aiuti, e l'agenzia spagnola della Cooperazione Internazionale (AECI) che invia direttamente gli aiuti al popolo saharawi.

Mariem Hassan

Il Polisario chiede a Parigi a "astenersi" da incoraggiare il Marocco a ribellarsi alla legalità internaziona le

Bir Lehlu (territori liberati), 21/07/2006

La Segreteria nazionale (SN) del Fronte Polisario ha chiesto alla Francia di "astenersi" da incoraggiare il Marocco a "ribellarsi alla legalità internazionale" ed ha ricordato a Madrid le sue "responsabilità giuridiche" nella tragedia del popolo saharawi e nella "decolonizzazione" del territorio saharawi. La Segreteria nazionale riunita sotto la presidenza del Presidente della Repubblica, Mohamed Abdelaziz, ha fatto un bilancio "positivo" del primo semestre dell'anno in corso. La SN ha messo in evidenza "la continuità, l'estensione e lo sviluppo dell'Intifada" nel suo secondo anno, saluta la parte del popolo saharawi che soffre sotto l'occupazione coloniale marocchina e quelli tra loro caduti con onore come il martire Lekhlifi Abba Cheikh. La SN ha denunciato "le pericolose violazioni dei diritti umani commessi dal Governo marocchino contro i cittadini civili saharawi innocenti con la violenza poliziesca, il rapimento, la tortura barbara, il terrore, l'assassinio ed i processi iniqui", come l'ultimo contro Brahim Sabbar e Ahmed Mahmoud Heddi El Keinan, (20 luglio 2006). A questo riguardo, la SN ha chiesto all'ONU "di assumere le sue responsabilità in un territorio che rientra nelle sue competenze", mettendo in atto "meccanismi in grado di garantire la sicurezza, la libertà ed i diritti dei cittadini saharawi nelle zone occupate" ed a "rompere il blocco militare e mediatico imposto al territorio fino all'organizzazione del referendum di autodeterminazione ." La SN ha denunciato "la politica di rinvio del Governo marocchino ed il rinnegamento degli impegni presi con l'ONU e con i saharawi", chiedendo alla comunità internazionale di "esercitare pressioni sul Marocco perché applichi il Piano di pace per l'autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale”. Ricordando la sua volontà di continuare a "cooperare" con l'ONU per mettere un termine al conflitto" sulla base della legalità internazionale", la SN ha rinnovato il suo"rifiuto di ogni soluzione che non rispetti il principio della decolonizzazione del Sahara Occidentale, e il rispetto della volontà del popolo saharawi ed il suo diritto legittimo all'autodeterminazione attraverso un referendum libero, regolare e trasparente".

Mediterraneo area med 5-07-2006

Solidarietà, in Italia 250 bambini dai campi profughi Saharawi

Verranno ospitati in nove città italiane, in famiglie, strutture e parrocchie, per trascorrere un periodo di vacanza di circa due mesi in Italia, i bambini e ragazzi provenienti dai campi profughi del Saharawi, nel sud dell'Algeria. Un secondo gruppo di 250 bambini, molti con indosso il "Draa", il vestito tradizionale, è sbarcato ieri mattina con un volo charter dell'Air Algerie proveniente da Tindouf ed ha trovato l'accoglienza dei rappresentanti di 15 associazioni e gruppi di famiglie, di un pò tutta Italia, che hanno dato la disponibilità per ospitarli, nell'ambito del programma di accoglienza coordinato dall'Associazione nazionale di solidarietà con il popolo Saharawi, che prosegue da venti anni. Fino all'8 luglio si susseguiranno una serie di arrivi, per un numero totale di 515 bambini, dagli 8 ai 12 anni. Con loro, ogni dieci bambini, è arrivato un accompagnatore adulto. Del gruppo fanno parte 30 bambini portatori di handicap e cinque che dovranno essere sottoposti ad operazioni chirurgiche. Il Lazio e Roma ospiteranno oltre 60 bambini, mentre gli altri saranno trasferiti a Firenze, Napoli, Avellino, Reggio Emilia, Modena, Catania, Ascoli ed Ancina . Durante il soggiorno, che prevede periodi alternati al mare ed in montagna oltre a visite culturali, i bambini saharawi saranno sottoposti a visite mediche complete ed alcuni a richiami sanitari. Rientreranno nel Saharawi tra la fine di agosto ed i primi di settembre.

Sostegno africano al rapporto della commissione dell'UA sulla questione del Sahara occidentale.

Banjul, 30/06/2006

I paesi africani hanno espresso il loro sostegno al rapporto sulla questione del Sahara occidentale presentato dalla commissione dell'unione africana (UA) che è "preoccupata" per il vicolo cieco in cui si trova il processo di pace," questo causa frustrazione nel popolo del Sahara occidentale". Il ministro delegato, degli Affari magrebini ed africani, Abdelkader Messahel ha ricordato che la questione del Sahara occidentale è iscritta all'ordine del giorno delle Nazioni unite dal 1962 nel capitolo 11 della Carta dell'ONU. Messahel ha sottolineato che questo territorio non autonomo ha subito" un occupazione straniera" e che "la questione del Sahara occidentale è una problema di decolonizzazione che riguarda la risoluzione 1514 e che il Marocco è una potente occupante." Il rapporto della commissione africana presentato davanti al Consiglio esecutivo dell'UA sottolinea anche che la situazione nella quale si trova il processo di pace al Sahara occidentale "merita la massima attenzione da parte della comunità internazionale che deve agire urgentemente per permettere al popolo del Sahara occidentale di esercitare il suo diritto all'autodeterminazione, e questo, conformemente alla legislazione internazionale ed alle risoluzioni pertinenti del Consiglio di sicurezza della Nazione Unite." Il Senegal ha tentato di rimettere in discussione questa parte del rapporto del presidente della commissione dell'UA. "Questo tentativo non ha trovato eco nel Consiglio dei ministri, nonostante l'appoggio dato dal Gabon, dal Ciad e dal Burkina Faso." Il Senegal è rimasto isolato, mentre la causa saharawi è stata appoggiata da molti paesi tra cui l'Uganda, l'Africa del Sud, il Botsawana, lo Zimbabwe, la Tanzania e la Namibia che hanno ha ribadito con forza il loro appoggio all'autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale. Messahel ha ricordato un che" la questione saharawi rappresenta la legalità internazionale, e riguarda tutti i paesi africani nella misura in cui tutti i sono in definitiva figli della risoluzione 1514 sul diritto dei popoli all'autodeterminazione." Un appello è stato lanciato alla comunità internazionale affinché metta fine alle violazioni dei Diritti umani e per il rispetto del diritto del popolo del Sahara occidentale all'autodeterminazione.

Ilal Amam ed Ennahdj Eddimocrati ribadiscono il loro sostegno all'autodeterminazione del popolo saharawi

Bruxelles, 27/06/2006

Il movimento progressista Ilal Amam, (In Avanti), ed il partito Ennahdj Eddimocrati (Via Democratica) hanno ribadito domenica sera a Bruxelles il loro sostegno al diritto di autodeterminazione del popolo saharawi sotto gli auspici dell'ONU, durante un conferenza-dibattito organizzato dall'unione dei giovani progressista arabi, UJPA, del Belgio. La conferenza ha riunito, per la prima volta dall'occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco, il rappresentante del Fronte Polisario in Europa, Modhamed Sidati, i rappresentanti del movimento Ilal Amam, e i responsabile del partito Ennahdj Eddimocrati,. Menebhi Abdelaziz ed Aziz Mkichri. La posizione di questo partito di sinistra, coincide con quella dell'ONU, cioè permettere al popolo saharawi di esprimersi liberamente sul suo destino con l'organizzazione di un referendum di autodeterminazione, ha sottolineato Mkichri durante l'incontro che si è svolto in un clima caloroso e fraterno. Per M. Menebhi, "la lotta del popoli saharawi e marocchino è comune. È diretta contro il regime makhzénien che continua a imperversare", un regime che costituisce, ha detto, un "ostacolo all'edificazione di un Magreb dei popoli che comprenda il popolo della RASD." I responsabili delle due formazioni politiche marocchine hanno riaffermato il riconoscimento del popolo saharawi ed il suo diritto ad un referendum di autodeterminazione sotto l'egida dell'ONU, aprendo così in breccia sull'idea di unanimità della classe politica marocchina sulla "marocchinutà del Sahara." I due responsabile politici marocchini, pur ribadendo il loro"nazionalismo", affermano che sia il popolo marocchino che il popolo saharawi subiscono lo stesso" potere feudale", e il loro sostegno all'autodeterminazione del popolo saharawi è un’appogio all’emancipazione del popolo marocchino dal "makhzen". Menebhi, co-fondatore di Ilal Amam, vecchio prigioniero politico in Marocco (1975-1995), ha ricordato che la storia del suo movimento è legata intimamente alla lotta del popolo saharawi per l'indipendenza contro il colonialismo spagnolo e poi "contro l'espansionismo" della monarchia marocchina. Menebhi ha ricordato che l'unione nazionale degli studenti marocchini (UNEM), che ha presieduto all'inizio degli anni 1970, aveva adottato una risoluzione che chiedeva l'autodeterminazione del popolo saharawi, ancora prima della creazione del Fronte Polisario. Il 15 congresso dell'UNEM (12 - 18 Agosto 1972), ha adottato questa risoluzione di "riconoscimento e di sostegno", si ricorda," il giorno stesso in cui il generale Oufkir tentavano il secondo golpe contro il Re Hassan II." La creazione del Fronte Polisario, testimonia il militante marocchino, ha contribuito ad "una maturazione della lotta secolare del popolo saharawi", aggiungendo che l'inizio degli anni 70 ha costituito il momento chiave della lotta del popolo saharawi, come l’8 maggio 1945 in Algeria. Nel 1970, le autorità coloniali spagnole hanno represso nel sangue le popolazioni civili saharawi che manifestavano pacificamente contro la colonizzazione spagnola a Zemla, quartiere popolare di El Aaiun, capitale occupata del Sahara Occidentale. I superstiti di questo" massacro", le élite delle popolazioni locali represse", gli intellettuali saharawi tra cui quelli che militavano all'UNEM, sono giunti alla convinzione che la lotta pacifica contro l'occupazione spagnola con la "complicità" del trono alaouite, aveva raggiunto i suoi limiti. Il rappresentante del Fronte Polisario che ha rievocato la genesi della lotta del popolo saharawi per la sua indipendenza, ha sottolineato che questa lotta "ha raggiunto oggi una nuova fase, con lo scoppio dell'Intifada condotto dai giovani della terza generazione, più radicali malgrado 30 anni di oppressione, di emarginazione e di tentativi di assimilazione". L'idea di una terza via, una "autonomia rinforzata" con la quale il Marocco "non riesce a convincere neppure i suoi alleati europei e ancor meno l'ONU", è "anacronistica" e rifiutata categoricamente dal Fronte Polisario e dal popolo saharawi. "Il potere marocchino, preso in contropiede da questa Intifada, cerca di deviare il processo di decolonizzazione del Sahara Occidental, pensa di fronteggiare l'Intifada mobilitando due terzi delle forze di repressione marocchina e svuotare della sua sostanza questo movimento per uscire dell'isolamento nel quale si è messo".

Sudafrica, 26 giugno di 2006

Sig. Josep Borrell Fontelles Presidente del Parlamento Europeo

Dopo la mia recente visita al Parlamento Europeo, dove ho avuto l'opportunità di essere ricevuta da Lei e dai membri dei vari gruppi politici, il Regno del Marocco, non solo non ha posto fine alle violazioni sistematiche dei Diritti umani nel Sahara Occidentale, ma ha intensificato la sua brutale repressione contro la popolazione civile saharawi.
L'uso della forza che colpisce la nostra popolazione nella sua totalità, dai nostri figli fino ai nostri vecchi, sta raggiungendo livelli senza pari e sta colpendo, in modo particolare, i difensori dei Diritti umani che sono repressi nel sangue. In questo senso, le autorità di occupazione hanno appena fatto un’ulteriore passo nella sua scalata alla persecuzione, arrestando il 17 giugno un gruppo di defensori saharawis dei Diritti umani composto per Brahim Sabar, ex carcerato politico ed attuale Segretario Generale dell'Associazione Saharawi delle Vittime delle Violazioni Gravi dei Diritti umani Commesse dal Regno del Marocco; Ahmed Sbai, ex carcerato politico, membro del Consiglio di Coordinazione di questa associazione; Heddi Kainane, ex carcerato politico e suo fratello Heddi Saleh.
Gravissimo il caso di Lehmam Salama Brahim Mulud che si trova in una situazione di estrema gravità dopo aver subito un tentativo di assassinio ad opera di un delinquente comune, istigato dal responsible della prigione di Inzegan quando erano entrambi detenuti nella stessa prigione.
Oltre ai fatti citati, altri cittadini saharawis sono stati arrestati dopo essere stati torturati dalle forze poliziesche, come Taubali Hafed, Ahmaidat Ahmed Salem e Gasmi Lehbib.
Sig. Presidente, l’assenza di Democrazia ed il regime di terrore che stiamo soffrendo hanno trasformato le nostre vite in una situazione insostenibile. Specialmente desolante risulta che il Regno del Marocco, oltre ad imbavagliare la nostra voce, quella degli attivista saharawi, mediante detenzioni e giudizi senza garanzie processuali, ricorre continuamente alle sparizioni forzate come misura di repressione. Esempio recente è il caso di Il Hafed Tubali il cui destino continua ad essere ignoto dal momento del sequestro la settimana scorsa.
L'Unione Europea non può chiudere gli occhi davanti a quello che succede vicino ai suoi confini né lavare la sua coscienza con semplici appelli al rispetto dei Diritti umani nel Sahara Occidentale. È per ciò che, come attivista saharawi, chiedo il suo intervento urgente presso le autorità marocchine per la liberazione immediata e l'annullamento dei procedimenti giudiziali dei miei compagni, ed affinché il Parlamento Europeo condanni fermamente le violazioni dei Diritti umani.
Sig. Presidente, la situazione che soffriamo è un genocidio taciuto del nostro popolo che la Comunità Internazionale deve fermare e che può verificare sul posto inviando urgentemente la delegazione ad hoc del Parlamento Europeo nel territorio. Questa delegazione non può continuare ad essere ostaggio degli stratagemmi del Regno del Marocco, per cui, la prego senza ulteriore ritardo di intraprendere il viaggio nel quadro della missione approvata dal Parlamento con la sua risoluzione del 27 di Ottobre scorso.
Quanto più Sig. Presidente, passa tempo, tanto più peggiora la situazione. Stiamo soffrendo da tre decadi le manovre e le tattiche dilatorie del Regno del Marocco. Il Parlamento Europeo non può né deve sottomettersi al suo ricatto né permettere che si metta in dubbio la credibilità dell'istituzione, permettendo al Marocco di continuare la sua strategia di nascondere alla Comunità Internazionale il terribile genocidio taciuto della popolazione civile saharawi sotto l'occupazione militare.
Sig. Presidente, confido che risponderà a questa supplica che faccio anche a nome dei miei compagni. Voi siete i nostri amici e la nostra speranza perché, sia Lei in qualità di Presidente del Parlamento Europeo, che la totalità dei membri dell'istituzione, e noi, il Popolo Saharawi, siamo storicamente uniti nella ricerca e nella difesa dei valori della Democrazia, della Giustizia e della Libertà.

Molto affettuosamente,

Aminetu Haidar Attivista Saharawi dei Diritti Umani

Aminatou Haidar in visita ufficiale in Sud Africa.

18/06/2006 Pretoria, Sud Africa

L'attivista saharawi dei diritti uomini, ed ex-prigioniera politica, Aminatou Haidar, dopo aver visitato la Svezia, la Spagna il Belgio e l’Italia è attualmente in Sud Africa per sensibilizzare le autorità e la società civile sud-africana sul Sahara Occidentale. Ha incontrato Dlamini Zuma ministra degli esteri che ha ribadito il sostegno totale del governo del Sud Africa alla lotta legittima del popolo saharawi e la determinazione del Sud Africa di intraprendere tutte le iniziative per porre fine a questo problema di decolonizzazione. Aminatou ha poi incontrato tre giudici della Corte Costituzionale che hanno espresso la loro preoccupazione per la precaria situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale ed hanno invitato Aminatou a restare in contatto con loro affichè la Corte possa seguire gli sviluppi della situazione. Aminatou ha anche incontrato Narandan Jody Kollapen Presidente della commissione sud-africana per i Diritti Umani che ha ribadito il sostegno della sua organizzazione alla lotta legittima del popolo saharwi, chiedendo il rispetto dei diritti per questo popolo compreso quello all’autodeterminazione e all’indipendenza. Il presidente delle chiese anglicane ha ricevuto Aminatou a Cap Town e, dopo averla ascoltata, ha espresso la sua profonda preoccupazione per le incredibili violenze commesse da uno stato africano contro un popolo africano. Sempre a Cap Town Aminatou ha visitato la prigione "Robben Island" dove Nelson Mandela fu imprigionato dal 1964 al 1982. Aminatou era accompagnata da ex detenuti ha espresso la sua profonda emozione nel visitare una prigione così terribile dove è stato carcerato un simbolo della lotta africana per la libertà e l’indipendenza, il leggendario leader Nelson Mandela e altre centinaia di compagni comabttenti per la dignità.

Rassegna stampa sulla visita di Aminatu Haidar in Italia

La visita di Aminatu Haidar in Italia

TOSCANA: MINISTRI E PARLAMENTARI INVITATI A RISOLVERE QUESTIONE SAHARAWI

09/06/06 (AGE) FIRENZE - Alla presenza degli amministratori di Firenze, Greve in Chianti, Sesto Fiorentino, Montespertoli, Pontassieve, Bagno a Ripoli, Campi Bisenzio, Montelupo Fiorentino, Signa, Certaldo e Calenzano, la Provincia di Firenze ha ricordato il ventennale del gemellaggio con la Provincia di Smara nella Repubblica Araba Saharawi Democratica. “I Gemellaggi sono, ancora oggi, il motore di una politica di pace – ha sottolineato Renato Romei a nome della VII Commissione consiliare della Provincia, presieduta da Eluisa Lo Presti – e non possiamo non ricordare Elio Marini, compianto Sindaco di Sesto Fiorentino che, per primo, sottoscrisse il patto di gemellaggio con la Repubblica Saharawi. Nel ricordare il ventennale del rapporto d’amicizia con la Provincia di Smara ribadiamo l’impegno per l’autodeterminazione di questo popolo, costretto nei campi profughi da trent’anni”. Fiorella Alunni, Sindaco di Campi Bisenzio, a nome dell’Anci, ha ricordato come siano: “Tanti i comuni della nostra Provincia che hanno scelto di gemellarsi con un popolo che ha l’aspirazione ad essere sovrano. Più si parla di Saharawi e più si aiuta questo popolo a risolvere la questione. Vogliamo che si svolga in tempi brevi il referendum per l’autodeterminazione. Come enti locali possiamo fare molto anche in sede europea”. Per l’assessore alla Partecipazione Democratica del Comune di Firenze Cristina Bevilacqua: “Occorre una risposta immediata ai bisogni di questo popolo dopo le alluvioni che ci sono state quest’inverno. I Saharawi sono riusciti, in tutti questi anni, a mantenere un grande senso d’identità. E’ giunto il momento di promuovere iniziative internazionali per l’autodeterminazione”. Infine il Vice presidente della Provincia Andrea Barducci che ha annunciato l’organizzazione di “Un incontro con i parlamentari ed i ministri che sono espressione del nostro territorio per trasportare il problema del popolo Saharawi a livello europeo. Occorre far fare un salto alla nostra volontà di aiutare questo popolo. Non basta più la solidarietà materiale occorre una forte e rinnovata politica diplomatica”. Il Consiglio provinciale ha approvato, all’unanimità, una mozione della VII Commissione consiliare che impegna la Giunta ad esplorare la possibilità di organizzare una delegazione di propri rappresentanti che possa recarsi nel Sahara Occidentale occupato per verificare le condizione di detenzione dei cittadini Saharawi reclusi per reati d’opinione. Chiede al governo italiano il riconoscimento della Repubblica Araba Saharawi Democratica; a far sì che le Istituzioni internazionali preposte invitino il Marocco a rispettare i diritti umani nei territori occupati; di promuovere un’iniziativa presso il Parlamento europeo per il riconoscimento politico della Repubblica Saharawi. (AGE)

IL GOVERNO ITALIANO RICONOSCA IL SAHARAWI

Venerdì 9 Giugno 2006 - Approvato all’unanimità dal Consiglio provinciale mozione della VII Commissione consiliare a vent’anni dal Gemellaggio con la Provincia di Smara.
Incontro celebrativo, oggi, venerdì 9 giugno nella Sala Pistelli

AREZZO - Oggi, 9 giugno, ricorre il ventennale del gemellaggio della Provincia di Firenze con la Provincia di Smara nella Repubblica Araba Saharawi Democratica. Il Consiglio provinciale ha approvato, all’unanimità, una mozione della VII Commissione consiliare che impegna la Giunta ad esplorare la possibilità di organizzare una delegazione di propri rappresentanti che possa recarsi nel sahara Occidentale occupato per verificare le condizione di detenzione dei cittadini saharawi reclusi per reati d’opinione. Chiede al governo italiano il riconoscimento della Repubblica Araba Saharawi Democratica; a far sì che le Istituzioni internazionali preposte invitino il Marocco a rispettare i diritti umani nei territori occupati; di promuovere un’iniziativa presso il Parlamento europeo per il riconoscimento politico della Repubblica Saharawi. Per suggellare questi venti anni, venerdì 9 giugno dalle ore 10 in sala Nicola Pistelli si terrà un incontro alla presenza del Presidente della Provincia Matteo Renzi, con gli interventi di Renato Romei, consigliere della VII Commissione consiliare: rapporti Internazionali e pace, di Fiorella Alunni, Sindaco di campi Bisenzio in rappresentanza dell’Anci regionale, di Zahra Ramdam, Rappresentante delle donne Saharawi in Europa e del Vice Presidente della Provincia Andrea Barducci.

CONSIGLIO REGIONALE CHIEDE CHE ITALIA RICONOSCA LA REPUBBLICA SAHARAWI

08/06/2006 (ANSA).

La Regione Toscana chieda al Governo italiano di riconoscere la Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd). E' la richiesta di una mozione approvata ieri all' unanimità dal Consiglio regionale. La richiesta, si legge in una nota, rappresenta " un atto indispensabile nei confronti di un Paese che, unico al mondo, non vede riconosciuta la propria forma Stato, pur esistendo anche geograficamente, nonostante la maggioranza dei suoi abitanti viva fuori dagli attuali confini a causa della disputa con il Regno del Marocco". Secondo la mozione, che vede come prima firmataria Monica Sgherri, capogruppo del Prc "nel mondo sono già 80 gli Stati che riconoscono la Rasd. Oggi questo territorio è diviso in due da una muraglia contornata di mine, filo spinato, congegni anti-uomo. La parte ovest, a seguito dell'invasione, è amministrata dal Marocco, che ne sfrutta le ricchezze". Durante la seduta di ieri è stata inoltre approvata all'unanimità una mozione dedicata alle prime elezioni libere nella Repubblica democratica del Congo dopo 45 anni di guerre. Un rappresentante del Consiglio regionale presenzierà alle elezioni in qualità di osservatore della società civile italiana grazie a una missione promossa da Beati i costruttori di pace e da altre associazioni. In quest'ottica la mozione, presentata da Luca Ciabatti (Prc), "conferma il sostegno al processo democratico" e "impegna anche il presidente del Consiglio regionale ad inviare messaggi di sostegno alla missione degli osservatori della società civile". (ANSA).

7 giugno 2006. Sahara Occidentale, Territori Occupati.

Tamek avverte del pericolo per Aminattou Haidar di essere assassinata al suo ritorno ad El Ayoun. L'attivista sahraui dei diritti umani Alì Salem Tamek ha avvertito, in una dichiarazione al giornale "La verdad de Canarias", che la sua compatriota Aminatou Haidar, che sta compiendo in Europa una tournée di sensibilizzazione dal maggio scorso, rischia di essere assassinata durante il suo ritorno ad El Ayoun. vTamek ha lanciato un appello a tutte le forze democratiche e agli organismi internazionali di difesa dei diritti umani affinché moltiplichino i loro sforzi a protezione di Aminattou. Rispondendo ad una domanda relativa al cambiamento di posizione del governo spagnolo nei riguardi del conflitto del Sahara Occidentale in relazione di accordi economici, Tamek ha precisato che l'attuale silenzio del governo spagnolo è un modo per incoraggiare il Marocco a continuare nella repressione e nella violazione dei diritti umani del popolo sahraui. Tamek ha sottolineato i legami storici, culturali e di vicinanza geografica tra i due popoli, sahraui e delle Isole Canarie, aggiungendo che "il sostegno del popolo delle Canarie durante tutti questi anni resterà per sempre impresso nella memoria collettiva dei Sahraui, cosa che il governo spagnolo non può evitare".

Riassunto comunicato Fronte Polisario

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